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Vita

In questi giorni mi sono ritrovato a riflettere sul pensiero di un autore di inizio 900, Georg Simmel. È un pensiero semplice, di grande impatto e purtroppo di monito in luce agli eventi attuali.

Secondo Simmel, la vita è il principio del divenire. Tutto ciò che è presente nel mondo è prodotto dalla vita. La vita è un fluire dinamico inarrestabile, ma non è un flusso indistinto, non è cambiamento e basta; la vita produce forme che contengono la vita stessa e ne definiscono i contorni. E queste forme a loro volta hanno una natura dinamica.

Nel momento che queste forme perdono il contatto con la dimensione del flusso, si irrigidiscono e uccidono la vita che portano in sé.

Ad esempio per Simmel le Istituzioni, gli Stati sono delle vere e proprie forme perché danno delle leggi alla vita umana, ma se queste leggi perdono contatto con la vita e continuano ad imporre regole superate allora è evidente che la vita smette di essere tale.

Leggendo l’articolo di Vito Mancuso su ”La Stampa” di oggi dove definisce la pace come un atteggiamento interiore ho immaginato il nesso: per volere la pace, bisogna pensare e vivere in un certo modo. Dando forma al mondo nel suo divenire con il confronto, con il dialogo, senza mai dimenticare che la vita è l’unico vero dono che abbiamo ricevuto e come tale dobbiamo difenderlo e rispettarlo. E questo vale per tutti.

Libertà

Cosa deve fare l’uomo? Deve sentire la voce della ragione. La voce della ragione è in grado di imporre la scelta giusta, come fosse una regola oggettiva, necessaria, universale.

Questo lo diceva Immanuel Kant nella Critica della Ragion Pratica. Questa è la legge morale, secondo lui. Si proprio il grande filosofo, mio incubo al liceo nelle interrogazioni di filosofia. Adesso, dopo decenni, inizio a capirlo e apprezzarlo. Del resto per interiorizzare certi concetti c’è bisogno di vita alle spalle.

Siamo nel 700, in piena epoca illuminista, ecco spiegato l’elogio della ragione e dell’antropocentrismo, vale a dire la posizione dell’uomo, in quanto essere pensante, al centro del mondo.

Ma qual è il punto che mi porta a una riflessione? Il punto è che obbedire a questa legge morale per Kant è libertà; ci libera dai nostri istinti, dai nostri gusti, dal condizionamento dell’altro. 

Tranzollo

Due poiane fanno cerchi nel cielo. Le guardo e penso, chissà cosa vedono, chissà come ci vedono. Si, come ci vedono. Sono al tavolo insieme a loro. In questo momento il collante lo fa una pasta al forno. Teste chine e affamate sui piatti. Ma c’è un’atmosfera speciale. Magari sarà il giardino del rifugio con la sua vista sulla valle, magari sarò io che con la vecchiaia divento sentimentale, va a sapere. Poi la risposta me la dà Andrej che siede vicino a me. 

Mi guarda e mi dice :”Tranzollo”. “Come scusa?” “Tranzollo. E’ una parola che abbiamo inventato noi qua.” “E cosa vuol dire ?” “Boh!” Bene, anni di studi universitari buttati nel cesso in un attimo, penso.

“Se sei Tranzollo sei figo e noi siamo Tranzolli.” Ahh così è chiaro.

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