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Categoria: Riflessioni Pagina 2 di 5

solitudine

Qualche giorno fa ho letto un articolo riguardante il suicidio di un ragazzino di 14 anni, avvenuto negli Stati Uniti. Notizia di per se’ tragica, ma purtroppo comune a tante altre. La sua peculiarità, che ne motiva la pubblicazione, è il fatto che l’adolescente pare si sia innamorato di un chatbot, entità tecnologica gestita da un’intelligenza artificiale, che l’abbia indotto a commettere il gesto estremo. Un po’ come ci innamorassimo di qualcuno via whatsapp, e questo qualcuno non fosse umano, bensì un programma sofisticato, un software. La cosa non mi ha stupito e non scrivo per condannare o giustificare l’ennesima applicazione della cosiddetta intelligenza artificiale. Quello che mi ha colpito è stato il comportamento dei genitori, i quali hanno citato in giudizio i gestori di questo chatbot, accusandoli di aver istigato il figlio a togliersi la vita.

Mi ha colpito questo comportamento umano.

Noi tutti siamo consapevoli di quanto la tecnologia stia cambiando le nostre vite a ritmi sempre più serrati, ma l’uomo è sempre lo stesso. Da milioni di anni. Se pensiamo alla nostra quotidianità e la rapportiamo al passato, facendo un saltino di un decennio soltanto, ci vengono i brividi per quanto sia diversa.

Ora, immaginiamo di essere in un ospedale o in una struttura a contatto con persone che soffrono; e facciamo un salto nel passato, anche un balzo. Cosa cambia? Praticamente nulla.

Alla solitudine, all’abbandono non c’è pillola che tenga.

Quante persone anziane aspettano di tornare a casa ignare che i figli, oltre a fregarsene di loro, gli hanno venduto la casa? Quanti ragazzini avrebbero bisogno solo di un gesto di affetto, solo di parlare…e non importa che siano i genitori a farlo, non importa nemmeno che sia un essere umano a farlo.

Mi fa venire i brividi.

E’ facile dare la colpa a qualcuno, a qualcosa meglio. Questo è il comportamento umano a cui mi riferisco. Trovare scuse per ricacciare la propria pochezza sotto il tappeto, per non fare i conti con le proprie sconfitte, per farci, addirittura, dei soldi.

Vero, comunicare è difficile, dare è difficile, soprattutto quando non hai nulla. Da dare.

Compagni e compagne di cammino

Oggi ho ricevuto questo pensiero da parte del Pastore Valdese Gianni Genre.

Grazie Gianni.

Abbiamo tutti e tutte bisogno di piccole grandi iniziative come quello vissuto nella serata del 30 marzo. Mai come in questo periodo, dopo più di due anni di distanza obbligatoria e in queste settimane in cui rimaniamo attoniti di fronte alla violenza di questa guerra nel cuore dell’Europa (peraltro ci sono 148 conflitti in atto su questo nostro piccolo pianeta!). Per ricordarci che gli altri e le altre non sono nemici e nemmeno avversari,  ma compagni e compagne di cammino e di umanità. 

Grazie, Roberto, perché sei stato tu l’anima di questa iniziativa; ci hai ricordato che un altro mondo è possibile e che la solidarietà è la strada per diventare umani.

Gianni Genre

Vita

In questi giorni mi sono ritrovato a riflettere sul pensiero di un autore di inizio 900, Georg Simmel. È un pensiero semplice, di grande impatto e purtroppo di monito in luce agli eventi attuali.

Secondo Simmel, la vita è il principio del divenire. Tutto ciò che è presente nel mondo è prodotto dalla vita. La vita è un fluire dinamico inarrestabile, ma non è un flusso indistinto, non è cambiamento e basta; la vita produce forme che contengono la vita stessa e ne definiscono i contorni. E queste forme a loro volta hanno una natura dinamica.

Nel momento che queste forme perdono il contatto con la dimensione del flusso, si irrigidiscono e uccidono la vita che portano in sé.

Ad esempio per Simmel le Istituzioni, gli Stati sono delle vere e proprie forme perché danno delle leggi alla vita umana, ma se queste leggi perdono contatto con la vita e continuano ad imporre regole superate allora è evidente che la vita smette di essere tale.

Leggendo l’articolo di Vito Mancuso su ”La Stampa” di oggi dove definisce la pace come un atteggiamento interiore ho immaginato il nesso: per volere la pace, bisogna pensare e vivere in un certo modo. Dando forma al mondo nel suo divenire con il confronto, con il dialogo, senza mai dimenticare che la vita è l’unico vero dono che abbiamo ricevuto e come tale dobbiamo difenderlo e rispettarlo. E questo vale per tutti.

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